dorme
andrò da lei
è stanca
incazzata
si girerà, annoiata
ma starò lì
vicino a lei
come una allodola
o un segnalibro
martedì 4 giugno 2013
lunedì 20 maggio 2013
C'ero una volta
a volte vorrei
che fosse l’era del legno
che la sera guardassimo cardare
la lana acerba
che fossimo bambini insieme
vederti tenere un uovo chiaro
tra mani piccole
a volte vorrei correre con te
tra i filari di granturco
guardarci le piccole ferite
e imparare le erbe
vorrei che tu colmassi ogni mia solitudine
che consolassi quel bambino sperduto
attonito sotto l’azzurro violento
dei cieli di luglio
sempre in ascolto del vento cattivo
che sospira tra gli aghi di pino
e porta l’aria del lupo
che ti prende alle spalle
venerdì 12 aprile 2013
lunedì 8 aprile 2013
Andando
Potevamo andare a Saint-Malo
farci sposare dai gabbiani
se non erano troppo impegnati
a litigare col vento
Potevamo allora essere ad Ostuni
sulle pietre scavate dal sole
farci sposare dai fichi d’india
con un pubblico di ulivi seri
piantati nella terra rossa
o sui tufi di Pitigliano
che sembrano di cannella
o davanti alle colline delle favole
intorno alla Piana di Castelluccio
Sulla piazza di Lucca
mentre cade un temporale
o sulla Piazza Grande
sotto un Nettuno in profilo da cartolina
o a Tourettes-sur-Loup
che vende le sue violette ai turisti
o a Gourdon, o Antibes
se preferisci il mare
Al Malpasso, o a Splügen
coi suoi giardini di gerbere
davanti alle baite nere
Al Vitra, o a Notre-Dame du Haut sui prati
o alla Hague lontana e disperata
protesa alla fine del mondo
pensando all’Ecalgrain
che ci lasciò senza fiato
o a Trieste sotto la neve
dove non si stava in piedi
o al Pulo di Altamura
con la volpe che ti regge il velo
o ad Argentine, Lyon, Rennes, Cancale,
Étretat, Reims, Avranches,
la Pietra di Bismantova, Riva del Garda,
Trento, Grosseto, Modena, Milano,
Roma, San Giulio, o il Pianaccio, ti ricordi,
con la locande delle sorelle strane
O in qualche posto in cui non siamo stati
potevamo sposarci andando
perché non c’è niente di meglio
che andare verso qualcosa
con te
con te
domenica 24 marzo 2013
Viaggiando
chissà dove va
il mio mondo di paesi e polvere
quando piove
chissà dove sono adesso
l’odore amaro del grano
le risaie i mattoni
i castelli di nuvole all’orizzonte
mentre corro sul filo
tra un colore e l’altro
chissà dove sono
in questa domenica di pioggia
i papaveri sul ciglio
di strade bianche e dormienti
all’ombra dei pioppi
chissà se potrò portarci l’amore
all’ombra di quei signori stanchi
mentre il cielo urla di azzurro
tra le torri dei cumulonembi
chissà se un giorno ci fermermo
sul bordo di un roggia parlante
e riuscirò a dirti ti amo
nella lingua delle rane e dei pesci
chissà se potrò sposarti lì
tra la parietaria e le spighe amare
e tu saprai della mia terra
e della mia nostalgia infinita
verso qualsiasi orizzonte
chissà se faremo uscire
quello che ci scorre nel cuore
come i contadini inondano i campi
aprendo i canali
chissà se il sole lugliengo
asciugherà i nostri pianti
come appassisce l’uva
sotto i pergolati
chissà se ci ascolteremo davvero
mentre le falene impazzite
giureranno la parola magica
che accende lucciole e stelle
venere riderà in mezzo al tramonto
come un anello d’oro
il convolvolo si aprirà alle sfingi
e saremo finalmente a casa
il mio mondo di paesi e polvere
quando piove
chissà dove sono adesso
l’odore amaro del grano
le risaie i mattoni
i castelli di nuvole all’orizzonte
mentre corro sul filo
tra un colore e l’altro
chissà dove sono
in questa domenica di pioggia
i papaveri sul ciglio
di strade bianche e dormienti
all’ombra dei pioppi
chissà se potrò portarci l’amore
all’ombra di quei signori stanchi
mentre il cielo urla di azzurro
tra le torri dei cumulonembi
chissà se un giorno ci fermermo
sul bordo di un roggia parlante
e riuscirò a dirti ti amo
nella lingua delle rane e dei pesci
chissà se potrò sposarti lì
tra la parietaria e le spighe amare
e tu saprai della mia terra
e della mia nostalgia infinita
verso qualsiasi orizzonte
chissà se faremo uscire
quello che ci scorre nel cuore
come i contadini inondano i campi
aprendo i canali
chissà se il sole lugliengo
asciugherà i nostri pianti
come appassisce l’uva
sotto i pergolati
chissà se ci ascolteremo davvero
mentre le falene impazzite
giureranno la parola magica
che accende lucciole e stelle
venere riderà in mezzo al tramonto
come un anello d’oro
il convolvolo si aprirà alle sfingi
e saremo finalmente a casa
sabato 23 febbraio 2013
Indietro
forse tu hai i ricordi giusti
io vedo tutto dietro un vetro molato
la mia felicità è sempre altrove
sempre in qualche luogo del passato
ora siede in un angolo di un ristorante verde
come una bambina impaziente
i cui piedi dondolano dalla sedia
senza toccare il pavimento
ora è vento sul mare asciutto
in un tramonto allucinato
ora è pietra, ora è legno consumato
ora è una curva di strada
ora una finestra squadrata
appannata dal fiato
ora è l'erba dura di un prato
ora è fuoco e fumo
ora è l'acqua di un grande fiume
su cui scorrono barche distratte
piene di villeggianti
cerco di portare qui il mio cuore
ma scappa cavalcando i mesi e gli anni
ora dorme sul fondo di un lago
e non c'è niente
che lo possa svegliare
io vedo tutto dietro un vetro molato
la mia felicità è sempre altrove
sempre in qualche luogo del passato
ora siede in un angolo di un ristorante verde
come una bambina impaziente
i cui piedi dondolano dalla sedia
senza toccare il pavimento
ora è vento sul mare asciutto
in un tramonto allucinato
ora è pietra, ora è legno consumato
ora è una curva di strada
ora una finestra squadrata
appannata dal fiato
ora è l'erba dura di un prato
ora è fuoco e fumo
ora è l'acqua di un grande fiume
su cui scorrono barche distratte
piene di villeggianti
cerco di portare qui il mio cuore
ma scappa cavalcando i mesi e gli anni
ora dorme sul fondo di un lago
e non c'è niente
che lo possa svegliare
mercoledì 20 febbraio 2013
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