Casa mia non sono i muri
Casa mia non sono i mobili ikea
Casa mia non sono i fiori le piante
Casa mia non è il tetto o le porte
Casa mia non è il pavimento
Casa mia è dove sogno distratto
Casa mia sei tu
sabato 28 aprile 2012
sabato 21 aprile 2012
Bio
Paolo Storvandre (Savona, 1972) è uno scrittore italiano. Dopo la Laurea in Scienze Coloniali ha lavorato in Oltrepò, in zona Maciachini e su Venere. Tornato sulla Terra ha conseguito una seconda laurea in Lingua e Letteratura Imperiese, con una tesi sul Pesto di Prà. Ha quindi esercitato per un certo tempo l’attività di saltimbanco presso il Conad di Via Scurati, ma solo il venerdì pomeriggio. Nel condominio “La Cittadella” conosce Baluzio Romelli, Gianni Gianni, Utopino Radaelli e Anco Ossi, un reduce di guerra che ha perso le iniziali nella battaglia d’Algeri. Con questo manipolo di coraggiosi inizia a pubblicare scritti fortemente influenzati dagli ingredienti dei tortellini Rana e dagli sproloqui di un vecchio pazzo alla fermata del 15. E’ fondatore, redattore, amministratore e usciere della rivista La Ribollita, edita da uno suo zio ricco.
domenica 15 aprile 2012
venerdì 30 marzo 2012
domenica 18 marzo 2012
La bella
quando c’erano le agavi
e nessuna ferrovia
ero un ragazzo giovane
senza alcuna nostalgia
quando c’erano le agavi
e nessuna autostrada
ero un ragazzo giovane
nella mia contrada
quando c’erano le agavi
e siepi di rosmarino
ero un ragazzo giovane
poco più di un bambino
e come tutti i ragazzi
guardavo sempre il cielo
passavo intere giornate
a sognare sotto al melo
poi le agavi sono fiorite
e lo fanno una volta sola
sono arrivati i treni
è arrivata la scuola
e insieme all’autostrada
sono arrivati i turisti
i primi giorni allegri
e poi sempre più tristi
mi innamoravo sempre
nelle stagioni sbagliate
e le carte che avevo
le ho quasi tutte giocate
anche se erano nere
le ho giocate lo stesso
ne ho tenuta solo una
e me la gioco
adesso
e nessuna ferrovia
ero un ragazzo giovane
senza alcuna nostalgia
quando c’erano le agavi
e nessuna autostrada
ero un ragazzo giovane
nella mia contrada
quando c’erano le agavi
e siepi di rosmarino
ero un ragazzo giovane
poco più di un bambino
e come tutti i ragazzi
guardavo sempre il cielo
passavo intere giornate
a sognare sotto al melo
poi le agavi sono fiorite
e lo fanno una volta sola
sono arrivati i treni
è arrivata la scuola
e insieme all’autostrada
sono arrivati i turisti
i primi giorni allegri
e poi sempre più tristi
mi innamoravo sempre
nelle stagioni sbagliate
e le carte che avevo
le ho quasi tutte giocate
anche se erano nere
le ho giocate lo stesso
ne ho tenuta solo una
e me la gioco
adesso
lunedì 12 marzo 2012
traparentesi
ho sognato un usciere
un uomo grigio e azzurro
su pareti verdi
controllava che non passassero le mosche
dal corridoio
ma non tutte le mosche
solo le mosche tra parentesi
le (mosche) insomma
ma non solo le (mosche)
anche le (farfalle)
e via dicendo
una cosa tra parentesi
è come un insetto con le ali chiuse
è facile prenderla
e metterla in un cassetto
prendi (ti amo) ad esempio
può stare lì per sempre
a non voler dire niente
finché non esce dalle parentesi
come da una crisalide
e inizia a voler dire tutto
l’usciere – dicevo – prendeva con le dita
le (mosche), le (farfalle) e i (ti amo)
e li metteva in una busta
una grande, di quelle gialle
giorno dopo giorno
alla luce eterna dei neon
e annotava tutto su un quaderno a righe
oggi prese 54 (cinquantaquattro) mosche
e 12 (dodici) farfalle
1 (una) falena
e 2 (due) ti amo
metteva i numeri tra parentesi
sempre chiuse
che i numeri restassero dentro
prova a mettere una cosa tra parentesi aperte
diceva al telefono ai suoi colleghi
tu prova e vedrai
una volta ho messo un dodici tra parentesi aperte
e al mio ritorno erano quasi ventiquattro
e non scrivere mai )mosca( oppure )ti amo(
o scivolerà nel corridoio alle tue spalle
veloce e ronzante come una distrazione
è così che Anselmo ha perso il posto
te lo ricordi Anselmo
stava sempre a leggere poesie
non ci sono molte parentesi
nelle poesie
per questo non mi fido
e ho messo le parentesi al (cuore)
un uomo grigio e azzurro
su pareti verdi
controllava che non passassero le mosche
dal corridoio
ma non tutte le mosche
solo le mosche tra parentesi
le (mosche) insomma
ma non solo le (mosche)
anche le (farfalle)
e via dicendo
una cosa tra parentesi
è come un insetto con le ali chiuse
è facile prenderla
e metterla in un cassetto
prendi (ti amo) ad esempio
può stare lì per sempre
a non voler dire niente
finché non esce dalle parentesi
come da una crisalide
e inizia a voler dire tutto
l’usciere – dicevo – prendeva con le dita
le (mosche), le (farfalle) e i (ti amo)
e li metteva in una busta
una grande, di quelle gialle
giorno dopo giorno
alla luce eterna dei neon
e annotava tutto su un quaderno a righe
oggi prese 54 (cinquantaquattro) mosche
e 12 (dodici) farfalle
1 (una) falena
e 2 (due) ti amo
metteva i numeri tra parentesi
sempre chiuse
che i numeri restassero dentro
prova a mettere una cosa tra parentesi aperte
diceva al telefono ai suoi colleghi
tu prova e vedrai
una volta ho messo un dodici tra parentesi aperte
e al mio ritorno erano quasi ventiquattro
e non scrivere mai )mosca( oppure )ti amo(
o scivolerà nel corridoio alle tue spalle
veloce e ronzante come una distrazione
è così che Anselmo ha perso il posto
te lo ricordi Anselmo
stava sempre a leggere poesie
non ci sono molte parentesi
nelle poesie
per questo non mi fido
e ho messo le parentesi al (cuore)
domenica 26 febbraio 2012
se tu non c’eri
se tu non c’eri
ero triste
facevo come quelli dei film
che bevono bevono bevono
per riempire il cuore
e non muoiono mai
se tu non c’eri
non sapevo dove mettere le parole
e mi cadevano per strada
o a chi dare la mano
e quando respirare
se tu non c’eri
ero come
un ragno
senza tela
un verme
senza mela
la vela
senza il vento
il novantanove virgola nove
che non sarà mai cento
un X senza una Y
dove X è una parte grande o piccola dell’amore
e Y è il tutto
se tu non c’eri
mi incazzavo coi muri
baciavo i citofoni
facevo l’amore con gli occhi chiusi
se tu non c’eri
mettevo in tavola un solo piatto
un solo bicchiere
una sola forchetta
se tu non c’eri
facevo un’ombra sola
camminando al tramonto
un’ombra sola come un palo
un albero
quelle cose che stanno in piedi
dritte e singole
come i numeri uno
che sono sempre soli
e a volte hanno paura
che qualcuno gli sottragga la loro unità
e rimanga lo zero verde
come un prato vuoto
senza nemmeno un fiore
ero triste
facevo come quelli dei film
che bevono bevono bevono
per riempire il cuore
e non muoiono mai
se tu non c’eri
non sapevo dove mettere le parole
e mi cadevano per strada
o a chi dare la mano
e quando respirare
se tu non c’eri
ero come
un ragno
senza tela
un verme
senza mela
la vela
senza il vento
il novantanove virgola nove
che non sarà mai cento
un X senza una Y
dove X è una parte grande o piccola dell’amore
e Y è il tutto
se tu non c’eri
mi incazzavo coi muri
baciavo i citofoni
facevo l’amore con gli occhi chiusi
se tu non c’eri
mettevo in tavola un solo piatto
un solo bicchiere
una sola forchetta
se tu non c’eri
facevo un’ombra sola
camminando al tramonto
un’ombra sola come un palo
un albero
quelle cose che stanno in piedi
dritte e singole
come i numeri uno
che sono sempre soli
e a volte hanno paura
che qualcuno gli sottragga la loro unità
e rimanga lo zero verde
come un prato vuoto
senza nemmeno un fiore
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