mercoledì 11 febbraio 2015

L'anno del sorpasso

Fu dal 2018 che iniziò a verificarsi un curioso fenomeno: i comici iniziarono a far così cagare che la gente moriva. Non intendiamo che si suicidasse assistendo agli spettacoli comici, quello succedeva ormai da decine e decine di anni. Piuttosto, iniziarono a verificarsi decessi spontanei, prima sporadicamente, poi via via sempre più in massa. 

Il primo episodio registrato di MIDC (Morte Improvvisa da Comico) avvenne a Città del Messico, il 13 Aprile 2018. Venti persone, tra cui dodici appartenenti ad un gruppo neocatecumenale in pellegrinaggio verso Roswell, durante una performance di stand-up comedy avente come soggetto le differenze tra uomini e donne nel particolare momento della minzione, vennero colte da una crisi di scorbuto e morirono prima di poter raggiungere le uscite.

In seguito, i casi iniziarono a dilagare anche in Europa e in Asia. All’inzio del 2020 si registravano ormai migliaia di decessi (è tristemente noto il caso dello Stadio di Rotterdam, in cui perirono di tosse asinina e dissenteria più di 2000 persone durante lo show di un imitatore svedese che impersonava vari uomini politici esagerando in modo buffo i loro accenti). A Londra una febbre tifoidea derivante dalla trasmissione televisiva “Storie buffe sugli Ebrei” stroncò più di 800 persone in poco più di due mesi.

I governi decisero inizialmente di bandire ogni spettacolo comico, ma la satira politica derivante da questa scelta fece più morti di un bombardamento a tappeto, per cui tornarono sui propri passi. La feroce satira dei fumettisti controcorrente stigmatizzò l’incertezza dei politici con una vignetta in cui un uomo, indeciso su quale gabinetto utilizzare, finiva per farsela addosso (questa immagine era rappresentata dal volo di alcune mosche intorno alla sua figura). La pubblicazione di quelle immagini provocò 120.000 vittime in tre continenti. Si salvarono solo le popolazioni in cui farsela addosso è considerato un gesto nobile e un segno di rispetto per gli ospiti: il gap culturale risparmiò in quel caso milioni di innocenti, anche se la tragedia venne ugualmente sfiorata nel momento in cui su un blog olandese comparì una spiegazione del senso comico della scenetta in modo che - tramite una serie di metafore prese dal regno animale - essa fosse comprensibile a tutti.

Il blog venne oscurato appena in tempo, e contemporaneamente venne emessa una legge internazionale (e una enciclica papale) in cui le espressioni come “L’ho capita!” e qualsiasi forma di gioco di parole diventavano illegali e venivano sanzionate con pene severissime. Seppure con un alto costo sociale, il Decreto Calembour salvò più di metà della popolazione mondiale da una morte istantanea.

Alla fine la pandemia lasciò indenni solo due categorie di persone: i comici, che raramente ridono alle battute degli altri, e le persone senza alcun senso dell’umorismo. Da tali persone, nel 2021, venne finalmente estratto un vaccino in grado di proteggere la popolazione da: battute, aforismi, salacità, giochi di parole, assonanze varie, satira ridanciana, prese in giro basate sul nome delle persone e/o sulla loro conformazione fisica, e tutte le altre forme più letali e striscianti della comicità pseudo-intellettuale basata su brevi sentenze a doppio senso. 

L’intervento, oltre a risparmiare vite umane a milioni, consentì di liberare la rete Internet dalla sua orami cronica congestione, insieme al crollo della fruizione di pornografia dovuto principalmente allo storico sorpasso - avvenuto nel settembre del 2022 - tra persone che guardano film porno (49% della popolazione mondiale) e persone che partecipano a film porno (51% della popolazione mondiale).

lunedì 17 novembre 2014

night blues

sai cosa sto cercando nella notte
sai cosa sto cercando
dal buco della chiave
ogni sera ci guardo dentro
e vedo un mondo vuoto
un giorno vedrò qualcosa
un giorno sarà lì ad aspettare
nella luce delle scale
sai cosa sto cercando
è qualcosa di strano
sto cercando il mostro baby
lo sto aspettando da ieri
guardo dentro un occhio nero
e vedo dentro il cuore
sai cosa sto cercando adesso
è quello da cui sto lontano
scappo e mi guardo indietro
sperando che ci sia ancora
se mi prende smetterò di correre
potrò dormire davvero
mi mangerà la testa
e tutti i suoi pensieri
guardo dentro e prego baby
prego che stia lontano
non c’è niente di male in questo
non c’è niente di male
se intanto lo vado a cercare

sabato 18 ottobre 2014

Omaggio a Fosco Maraini

la langa sbetulla in rosso e giallo
i cirri sgaribaldano nel cielo
io corro sventolato dagli spiffi
accelero, rinterzo svirgolando
m’inebrio d’aria fitta e profumata
riverbererano i cimbri ed i cipressi
il dàndano scintilla da lontano
intanto penso libero e svolazzo
e scurvo un altro ettometro d’asfalto
come il biancone strido nel volteggio
e l’anima m’affilo come un ferro

mercoledì 4 giugno 2014

Ricordi

Ricordo mobili
la mia faccia era fatta di vetro
pronto a rompersi
I cavalli erano bianchi e neri
Ricordo inutile
come tutti i semafori
Eravamo liberi
di essere ingenui ignoranti
di scoprire per la prima volta
i pini marittimi
e gli scoiattoli
Ricordo agavi
e cieli azzurrini
cieli liguri
non c’erano le mail
ma soltanto
pesanti telefoni
Ricordo muri bianchi
e fazzoletti
ricordo lacrime
come i denti sul braccio
ed i segni di ore giovani
l’imbarazzo di essere unici
ed andare per mari e per monti
a cercare libellule
E provare a volare all’indietro
come le nuvole
Vorrei essere un amico dei tempi
e tornare
come l’ape sul rosmarino
a darmi un consiglio più stabile
Non aver paura di chiedere
e lasciati
leggere

martedì 20 maggio 2014

Scrivo

Scrivo sulla morte, scrivo sull’acqua. Acqua nera, acqua fredda, densa come il piombo, acqua senza luce e senza schiuma. Scrivo per dormire, scrivo come se ti toccassi, scrivo come se sentissi il profumo perverso dei fiori notturni, scrivo come la falena che sbatte le ali, scrivo come il grillo che pian piano ritaglia il suo pezzo di notte, scrivo come il gufo, il poeta, il ruscello. Scrivo di voci che si accavallano, dicono, dicono, non si capiscono, non si distinguono, bambini nel cortile di scuola, foglie schiacciate dai passi, voci di gente che passa. Scrivo di tutto, di gatti che rubano il sole, di fiori gialli che ti prendono in giro, di vasi, di terra, di sassi. Scrivo di un uomo o di un muro, o di entrambi. Scrivo di come sul muro ci muoia la gente. Al sole rubato dai gatti.

lunedì 12 maggio 2014

Un uomo

Ho sette anni, sto salendo le scale di casa con una cartella di cuoio sulle spalle. Un uomo mi viene incontro, raccoglie la mia cartella e saliamo insieme le scale. Mi chiede com’è andata a scuola. E’ un uomo grande, e severo, e io mi affretto a raccontare del compito in classe, che è andato bene, che ho preso un bel voto. Lui sorride, un raro sorriso, e mi dice che è una bella cosa, ma di ricordarmi sempre che lui mi vorrà bene sempre e in ogni caso, coi bei voti e con i brutti voti, perché verranno anche quelli, verranno i fallimenti e gli insuccessi. Parole semplici, ma non so spiegare quanto abbiano fatto bene al mio piccolo cuore di bambino ansioso ed insicuro. Oggi io sono sempre ansioso e sono sempre insicuro, ma so che ci sono persone che mi vogliono bene comunque, che non è tutto in gioco su quel tavolo in cui pretendi ogni giorno di essere quel che non sei e mai sarai. Oggi quell’uomo è “stabile” nel letto di una clinica, alla fine di una vita lunga e avventurosa, e io davvero non so cosa sperare. Forse il mio unico augurio, nonno, è che qualcuno ti venga incontro lungo le scale, ti prenda la cartella pesante dalle spalle, e ti accompagni dicendo che ti vuole bene e te ne vorrà sempre, senza giudicarti per i tuoi voti o per i tuoi successi, ma per l’amore che hai saputo dare senza chiedere nulla in cambio.

venerdì 2 maggio 2014

Ascoltami

Ascoltami. Il problema è sempre stato cominciare. Il giglio è bianco, poi non è più bianco. Ascoltami. So che c’è sempre un’ombra, un seme gettato nel peggiore dei luoghi, un seme che non darà frutti. Ascoltami. C’è un fiume d’erba e vento, c’è un freddo che non va via dalle mani, ci sono sempre zolle di fango umido sotto i fiori, e foglie morte, e odore d’acqua dolce, ed altre cose terribili. Ascoltami. Metto a fuoco, schiarisco, ingrandisco, scopro dettagli che non avrei mai voluto immaginare. Ascoltami. Ho sempre avuto notti e fogli bianchi. Ora ho solo te, e non so più cantare, e non so più suonare, e non so più vivere. Ascoltami. Qualcuno ha badato a me, o mi ha chiuso da qualche parte, come si fa con i dementi, gli scomodi, i conigli, i fratelli, le scatolette, le fotografie, i fiori secchi che non puoi buttare. Ascoltami. Il sole se n’è andato, il cielo è sangue ed aranciata. Non c’è modo di essere più soli, lontani, divisi, abbandonati in questa landa di terra bianca e azzurra dove crescono solo le fragole. Ascoltami. Ancora un attimo, un momento, non ti annoierò, ti annoierò, non è importante, lo è. Ascoltami. Ho ucciso un pettirosso, il suo sangue era sulla neve. Non aveva fatto niente, non aveva detto niente. Ascoltami. Passo tra le felci e ne sento il ruvido contatto, passo tra felci secche e luoghi che mi amavano. Non sono più nessuno, non sono più un’ombra, sono una persona, sono nato e non mi piace il mondo, non mi piace la luce, fatemi tornare indietro. Ascoltami. Sono dentro di me, sono dentro di te, sono in fondo, in un posto comodo. Sono brace nel buio, sono acqua che scorre in un tubo, sono l’ultimo anello del tronco, sono un sasso e dentro il sasso io vivo. Ascoltami. C’era un disegno su quella pietra, disegno di gente morta, non ci sono più quelle mani e quegli occhi. C’era un disegno e nessuno l’ha cancellato, nessuno lo può cancellare. Il mondo siamo noi che leggiamo i disegni rimasti, la vita è scoprire rovine, muschio che cresce all’ombra e sui mattoni, è uno starnuto, uno schiocco, un lampo di vetro su un monte lontano, una finestra che si apre, aria che entra e chissà. Ascoltami. Rispondimi. Parla con me, e di me, egoista come l’albero che cresce solo, io che lo sono, io che non sono altro. Parla di quello che vedi, dentro sono verde, o azzurro? Rispondimi. Ascoltami. Parla con me. Raccontami. Scrivi una favola, voglio fare il lupo e il principe, e il castello. Voglio essere tutto, voglio mangiarmi ed uccidermi, sposarmi e vivere felice e contento. Voglio essere la volpe, e la luna che gli illumina il passo. Voglio essere il drago, e la spada che lo uccide. Voglio mettere radici in te, così profonde, che nessun vento mi possa strappare. E ogni foglia o lacrima che mi cade, per autunno o stanchezza, voglio che si appoggi su di te, voglio che sia leggera, voglio che sia tua.