lunedì 27 giugno 2016

Così

Ed è così
viviamo di piccole cose
leghiamoci alle nuvole
con ragnatele sottili
apriamo ogni raggio di sole
come un pacchetto regalo
beviamo sul filo dell’acqua
e abbandoniamo i ricordi
che cadano come foglie gialle
e li porti via il vento.

mercoledì 23 marzo 2016

Non più giovane

C’era una volta
Un uomo vecchio
In una casa vecchia
Con fuori un albero vecchio
E un cane vecchio
Che abbaiava
Ogni mattina 
l’uomo vecchio
si alzava dal letto vecchio
si sedeva su una sedia vecchia
sotto un portico vecchio
della casa vecchia
e guardava il cane vecchio
che abbaiava
L’albero vecchio
Ogni tanto si piegava da un lato
Quando un vento vecchio
Soffiava da dietro dei monti vecchi
L’uomo guardava il panorama vecchio
Salutava gli amici vecchi
Che si avvicinavano
Accarezzavano il cane vecchio
Che per ringraziarli
Abbaiava
L’uomo vecchio stava per ore
Sotto un cielo vecchio
A guardar passare delle nuvole vecchie
E a volte cadeva una pioggia vecchia
Che bagnava un prato vecchio
Un dio vecchio da lassù
Li guardava, livido
L’uomo vecchio, il cane vecchio
E si sentiva stanco
Dio guardava il cane
Il cane abbaiava
E quel fiore che era nato ieri
Intanto
Invecchiava

domenica 21 febbraio 2016

Nodi

E ogni giorno
scendo e faccio un nodo
al buio di questa cantina
Ogni giorno e ogni notte
scendo e trovo un imbroglio
più grande

E io per non dirlo
non parlare a nessuno
faccio un altro nodo
faccio un nodo al nodo
e lascio tutto com’è

Un nodo al buio
e un nodo a me
un piccolo nodo al buio
e un altro piccolo nodo in me

I nodi sono silenziosi
nessuno li sente gridare
in questo imbroglio enorme
ormai più grande di me
che mi somiglia e mi uccide

Poi quando ho finito
esco piano
chiudo la porta a chiave
mangio la chiave
e vado a ridere
di sopra

sabato 13 febbraio 2016

Le cicale

I sassi
Le cicale
Fitte
Di nostalgia
Passano
I sassi
Le cicale
Tanto blu
I passi
L’erba secca
Le spine
Le cicale
Dure voci
Respiri
I sassi
Bianchi
Immensi
Essere là
Andare
L’acqua rara
Le ombre
Scolpite
Nidi di grotte
Oscurità
Feroci
Le cicale
Il lungo grido
Del Cielo

mercoledì 11 novembre 2015

Quando ero

Quando ero
quando vedevo
piccole cose
Lei era
e guardava
e io vedevo
piccole cose
Le indicavo i sassi
fili d’erba
formicai annoiati
greppi diroccati
E non sapevo
e lei rimaneva
e con pazienza
ha fatto gesti lontani
e io li ho seguiti
fin dove c’era luce
Ora mi sento così piccolo
a pensarci
e sono solo alla punta
delle sue lunghe dita
Ma lei è rimasta
tra le mie piccole cose
che per me erano il mondo
non perché fossero belle
non perché fossero il mondo
ma perché erano mie

giovedì 11 giugno 2015

Eravamo

Eravamo
non eravamo
parole come nottiluche
latte sui nostri occhi
odio rabbia di gomma nera
che cancella
e porta via
Era sempre estate
il tempo ci mordeva
belli come frutti
senza amore
C'era sempre un odore
dolce
c'era sempre una nausea
un troppo
un pozzo in cui scendere
un cielo di vetro
in cui salire
C'erano i giorni
i mesi le stagioni
Ci aprivamo il cuore
senza alcun dubbio
e tutto faceva male
tutto era dolore
e sensazione
Il fiume ci portava
come tronchi stupidi
verso una cosa che chiamavamo
mare
C'erano le lacrime
incomprensibili
e terrori
Ora tutto ci è indifferente
tranne la tua rabbia
il tuo dolore
Risveglia in noi per un attimo
l'inferno del cuore
e viviamo come quelle farfalle
che bruciano nel fuoco

venerdì 17 aprile 2015

E' tutto come credi

E’ tutto come credi
non so quel che vuoi
colano le ombre
sull’esile seno
della sconosciuta
E’ tutto come credi
è tutto come vuoi

mercoledì 15 aprile 2015

Il mare è così

il mare è così
come e quando
anda e rianda
lo sai e non lo sai
idea che tocca e scappa
onda che mangia l’onda
impara e dimentica
vedi che lecca e passa
vedi che se ne va
e si sfianca ogni volta
e ogni volta è l’ultima
no che non ce la fa
e poi si risolleva
lento che fa pietà
come un cristo stanco
vedi che ce la fa
il mare è così
quando e come
sfinito e senza fine
potrebbe spazzare via la terra
e invece si solleva appena
con una fatica immane
un braccio d’acqua mossa
che subito ricade
e vedi che lecca e passa
vedi che se ne va

sabato 4 aprile 2015

Voglio

Voglio la mia donna
voglio che sappia di sale
voglio che sia perfetto, imperfetto
voglio che cantino le lepri
sui prati d’agosto
voglio che sia tutto in amore
che soffi il vento oltre il crinale
voglio che ci sia acqua forte
giù per le rogge
e uva nelle vigne

Voglio che dio balli tra le foglie
voglio nuvole bianche
e montagne

Voglio che si ricordi
voglio che mi parli
voglio che respiri il polline amaro
e che cadano i frutti del melo

Voglio prendermi cura
di ogni suo incredibile difetto

Voglio che ruoti il cielo
che le stelle ci atterrino nel cuore
Voglio non avere dolore
in ogni parte del tempo

Voglio che ci sia un angolo segreto
dove riposare

giovedì 12 marzo 2015

Fin

Su friendfeed non sto più andando, perché sono fatto così. Non reggo nemmeno i titoli di coda dei film, se una roba è agonizzate, meglio un bel colpo alla nuca, e via. Non mi piace rivangare, non farò nessun backup perché le cose vanno vissute lì, sul momento, e poi basta. Inutile portarsi dietro la vita come il guscio della tartaruga. Ogni tanto si fa una bella muta, si è tenerini per po’ e poi via, come nuovi. Sarà per quello che le aragoste, sapete, fanno quella cosa di essere immortali.

Però i ricordi ci stanno tutti, quelli che mi posso portare appresso, quelli leggeri. Sono arrivato su FF nell’anno salcazzo, perché io non ho la percezione del tempo, potrebbe essere 1996, 1908 o 2005. Escluderei il 1908 perché sono quasi sicuro che non ero ancora nato. Lo trovai per caso perché avevo la passione dei feed, e stavo spammando le mie foto su ogni mezzo possibile.

Il primo utente con cui interagii fu Elisola. E’ ancora oggi un’amica e le voglio molto bene.

Quasi subito conobbi S., F., Woland, Thomas Morton, mi piaceva questa cosa che FF era diverso. Si schifava il facile compiacimento, si parlava ammodo, non si cercava di fare la ruota come i tacchini, non c’era quella fame di attenzione che c’era altrove. Quella roba per cui fingi di essere qualcun altro pur di raccattare un complimento. Quella dove ti fingi laureato se hai la terza media o donna bellissima se sei un caldaista di piacenza, solo per sentirti dire: oh come sei intelligente, oh che bel culo.

Per me fino a quel giorno le chat erano un posto dove si raccattava figa uno-a-uno, e i social network un posto dove si raccattava figa uno-a-molti e senza vergogna. Su frenfi era diverso: si raccattava figa ma ci si dava un tono, quasi che non ce ne fregasse niente. Mi piaceva.

E poi si parlava di altro. Non di calcio, non di figa (non solo), non dei soliti temi da chat e non coi soliti toni da newsgroup. E poi c’era Azael e si bestemmiava in copto, e tutti sembravano una spanna più intelligenti e più stanchi. E non c’erano moderatori. E non ce n’è mai stato bisogno. C’erano anticorpi sufficienti a stroncare la sifilide di un esercito di lanzichenecchi.

Poi vabbè, ci siamo spompati tutti, però era bello lo stesso. Un gruppo di reduci rincoglioniti che ogni tanto ne sparano ancora una buona.

Ho conosciuto tanta gente importante, a cui ho voluto un bene pazzesco, mi sono fatto le storie, mi sono incazzato, poco, tanto, mi sono creduto superiore e poi non lo ero manco per il cazzo.

Ho imparato ad amare i picci, ho conosciuto Ubi che se non lo conoscevo era tutto diverso, Guido che mi ha ascoltato e aiutato davvero, ho conosciuto Vertigoz che è stato solo un bieco mezzo per arrivare a Giummi, ho conosciuto Lamarta, Zia che è davvero bellissima come la dipingono, Karin che è l’essere più adorabile dei due emisferi, mi sono ubriacato come una scimmia con IlMaestro e il succitato Woland e alla fine parlavamo di cinema polacco e non lo so, non facevo le due così e non bevevo così tanto da vent’anni.

Ho conosciuto tanta gente, anche famosa, anche no. Prima di conoscere Roi frenfi mi ha tenuto compagnia ogni sera in un momento brutto, in cui ero solo come un cane. Avete cantato e recitato nei microfoni per farmi ridere, vi siete fatti i selfie alle tette per farmele vedere o al cazzo e avrei preferito di no. Ho fatto qualche amicizia, e persino qualche affare. Ora forse vi sarà più chiaro perché non mi serve salvare niente: primo perché niente e nessuno si salva, mai; e poi perché il backup dei miei anni di frenfi sono io.

domenica 15 febbraio 2015

Il canto di nessuno

Tutti dormono
i gatti fanno anelli di silenzio
il cielo gira piano
e cade la pioggia
Tutti sognano
il tarlo freme nel legno
la falena giace sul muro
e cade altra pioggia
Un vecchio siede
con occhi di cenere
guarda altra cenere
un orologio da tasca
una tasca di tabacco
una camicia logora
La morte se arrivasse ora
non cambierebbe nulla
tutto è immobile
già stampato
I gatti si girano
cessa la pioggia
il tarlo si ferma
balbetta un’allodola
dalla cima del leccio
Nessuno ha battuto la polvere
nessuno ha cambiato nessuno
le solite ombre si muovono
sulla faccia del mondo

mercoledì 11 febbraio 2015

L'anno del sorpasso

Fu dal 2018 che iniziò a verificarsi un curioso fenomeno: i comici iniziarono a far così cagare che la gente moriva. Non intendiamo che si suicidasse assistendo agli spettacoli comici, quello succedeva ormai da decine e decine di anni. Piuttosto, iniziarono a verificarsi decessi spontanei, prima sporadicamente, poi via via sempre più in massa. 

Il primo episodio registrato di MIDC (Morte Improvvisa da Comico) avvenne a Città del Messico, il 13 Aprile 2018. Venti persone, tra cui dodici appartenenti ad un gruppo neocatecumenale in pellegrinaggio verso Roswell, durante una performance di stand-up comedy avente come soggetto le differenze tra uomini e donne nel particolare momento della minzione, vennero colte da una crisi di scorbuto e morirono prima di poter raggiungere le uscite.

In seguito, i casi iniziarono a dilagare anche in Europa e in Asia. All’inzio del 2020 si registravano ormai migliaia di decessi (è tristemente noto il caso dello Stadio di Rotterdam, in cui perirono di tosse asinina e dissenteria più di 2000 persone durante lo show di un imitatore svedese che impersonava vari uomini politici esagerando in modo buffo i loro accenti). A Londra una febbre tifoidea derivante dalla trasmissione televisiva “Storie buffe sugli Ebrei” stroncò più di 800 persone in poco più di due mesi.

I governi decisero inizialmente di bandire ogni spettacolo comico, ma la satira politica derivante da questa scelta fece più morti di un bombardamento a tappeto, per cui tornarono sui propri passi. La feroce satira dei fumettisti controcorrente stigmatizzò l’incertezza dei politici con una vignetta in cui un uomo, indeciso su quale gabinetto utilizzare, finiva per farsela addosso (questa immagine era rappresentata dal volo di alcune mosche intorno alla sua figura). La pubblicazione di quelle immagini provocò 120.000 vittime in tre continenti. Si salvarono solo le popolazioni in cui farsela addosso è considerato un gesto nobile e un segno di rispetto per gli ospiti: il gap culturale risparmiò in quel caso milioni di innocenti, anche se la tragedia venne ugualmente sfiorata nel momento in cui su un blog olandese comparì una spiegazione del senso comico della scenetta in modo che - tramite una serie di metafore prese dal regno animale - essa fosse comprensibile a tutti.

Il blog venne oscurato appena in tempo, e contemporaneamente venne emessa una legge internazionale (e una enciclica papale) in cui le espressioni come “L’ho capita!” e qualsiasi forma di gioco di parole diventavano illegali e venivano sanzionate con pene severissime. Seppure con un alto costo sociale, il Decreto Calembour salvò più di metà della popolazione mondiale da una morte istantanea.

Alla fine la pandemia lasciò indenni solo due categorie di persone: i comici, che raramente ridono alle battute degli altri, e le persone senza alcun senso dell’umorismo. Da tali persone, nel 2021, venne finalmente estratto un vaccino in grado di proteggere la popolazione da: battute, aforismi, salacità, giochi di parole, assonanze varie, satira ridanciana, prese in giro basate sul nome delle persone e/o sulla loro conformazione fisica, e tutte le altre forme più letali e striscianti della comicità pseudo-intellettuale basata su brevi sentenze a doppio senso. 

L’intervento, oltre a risparmiare vite umane a milioni, consentì di liberare la rete Internet dalla sua orami cronica congestione, insieme al crollo della fruizione di pornografia dovuto principalmente allo storico sorpasso - avvenuto nel settembre del 2022 - tra persone che guardano film porno (49% della popolazione mondiale) e persone che partecipano a film porno (51% della popolazione mondiale).

lunedì 17 novembre 2014

night blues

sai cosa sto cercando nella notte
sai cosa sto cercando
dal buco della chiave
ogni sera ci guardo dentro
e vedo un mondo vuoto
un giorno vedrò qualcosa
un giorno sarà lì ad aspettare
nella luce delle scale
sai cosa sto cercando
è qualcosa di strano
sto cercando il mostro baby
lo sto aspettando da ieri
guardo dentro un occhio nero
e vedo dentro il cuore
sai cosa sto cercando adesso
è quello da cui sto lontano
scappo e mi guardo indietro
sperando che ci sia ancora
se mi prende smetterò di correre
potrò dormire davvero
mi mangerà la testa
e tutti i suoi pensieri
guardo dentro e prego baby
prego che stia lontano
non c’è niente di male in questo
non c’è niente di male
se intanto lo vado a cercare

sabato 18 ottobre 2014

Omaggio a Fosco Maraini

la langa sbetulla in rosso e giallo
i cirri sgaribaldano nel cielo
io corro sventolato dagli spiffi
accelero, rinterzo svirgolando
m’inebrio d’aria fitta e profumata
riverbererano i cimbri ed i cipressi
il dàndano scintilla da lontano
intanto penso libero e svolazzo
e scurvo un altro ettometro d’asfalto
come il biancone strido nel volteggio
e l’anima m’affilo come un ferro

mercoledì 4 giugno 2014

Ricordi

Ricordo mobili
la mia faccia era fatta di vetro
pronto a rompersi
I cavalli erano bianchi e neri
Ricordo inutile
come tutti i semafori
Eravamo liberi
di essere ingenui ignoranti
di scoprire per la prima volta
i pini marittimi
e gli scoiattoli
Ricordo agavi
e cieli azzurrini
cieli liguri
non c’erano le mail
ma soltanto
pesanti telefoni
Ricordo muri bianchi
e fazzoletti
ricordo lacrime
come i denti sul braccio
ed i segni di ore giovani
l’imbarazzo di essere unici
ed andare per mari e per monti
a cercare libellule
E provare a volare all’indietro
come le nuvole
Vorrei essere un amico dei tempi
e tornare
come l’ape sul rosmarino
a darmi un consiglio più stabile
Non aver paura di chiedere
e lasciati
leggere

martedì 20 maggio 2014

Scrivo

Scrivo sulla morte, scrivo sull’acqua. Acqua nera, acqua fredda, densa come il piombo, acqua senza luce e senza schiuma. Scrivo per dormire, scrivo come se ti toccassi, scrivo come se sentissi il profumo perverso dei fiori notturni, scrivo come la falena che sbatte le ali, scrivo come il grillo che pian piano ritaglia il suo pezzo di notte, scrivo come il gufo, il poeta, il ruscello. Scrivo di voci che si accavallano, dicono, dicono, non si capiscono, non si distinguono, bambini nel cortile di scuola, foglie schiacciate dai passi, voci di gente che passa. Scrivo di tutto, di gatti che rubano il sole, di fiori gialli che ti prendono in giro, di vasi, di terra, di sassi. Scrivo di un uomo o di un muro, o di entrambi. Scrivo di come sul muro ci muoia la gente. Al sole rubato dai gatti.

lunedì 12 maggio 2014

Un uomo

Ho sette anni, sto salendo le scale di casa con una cartella di cuoio sulle spalle. Un uomo mi viene incontro, raccoglie la mia cartella e saliamo insieme le scale. Mi chiede com’è andata a scuola. E’ un uomo grande, e severo, e io mi affretto a raccontare del compito in classe, che è andato bene, che ho preso un bel voto. Lui sorride, un raro sorriso, e mi dice che è una bella cosa, ma di ricordarmi sempre che lui mi vorrà bene sempre e in ogni caso, coi bei voti e con i brutti voti, perché verranno anche quelli, verranno i fallimenti e gli insuccessi. Parole semplici, ma non so spiegare quanto abbiano fatto bene al mio piccolo cuore di bambino ansioso ed insicuro. Oggi io sono sempre ansioso e sono sempre insicuro, ma so che ci sono persone che mi vogliono bene comunque, che non è tutto in gioco su quel tavolo in cui pretendi ogni giorno di essere quel che non sei e mai sarai. Oggi quell’uomo è “stabile” nel letto di una clinica, alla fine di una vita lunga e avventurosa, e io davvero non so cosa sperare. Forse il mio unico augurio, nonno, è che qualcuno ti venga incontro lungo le scale, ti prenda la cartella pesante dalle spalle, e ti accompagni dicendo che ti vuole bene e te ne vorrà sempre, senza giudicarti per i tuoi voti o per i tuoi successi, ma per l’amore che hai saputo dare senza chiedere nulla in cambio.

venerdì 2 maggio 2014

Ascoltami

Ascoltami. Il problema è sempre stato cominciare. Il giglio è bianco, poi non è più bianco. Ascoltami. So che c’è sempre un’ombra, un seme gettato nel peggiore dei luoghi, un seme che non darà frutti. Ascoltami. C’è un fiume d’erba e vento, c’è un freddo che non va via dalle mani, ci sono sempre zolle di fango umido sotto i fiori, e foglie morte, e odore d’acqua dolce, ed altre cose terribili. Ascoltami. Metto a fuoco, schiarisco, ingrandisco, scopro dettagli che non avrei mai voluto immaginare. Ascoltami. Ho sempre avuto notti e fogli bianchi. Ora ho solo te, e non so più cantare, e non so più suonare, e non so più vivere. Ascoltami. Qualcuno ha badato a me, o mi ha chiuso da qualche parte, come si fa con i dementi, gli scomodi, i conigli, i fratelli, le scatolette, le fotografie, i fiori secchi che non puoi buttare. Ascoltami. Il sole se n’è andato, il cielo è sangue ed aranciata. Non c’è modo di essere più soli, lontani, divisi, abbandonati in questa landa di terra bianca e azzurra dove crescono solo le fragole. Ascoltami. Ancora un attimo, un momento, non ti annoierò, ti annoierò, non è importante, lo è. Ascoltami. Ho ucciso un pettirosso, il suo sangue era sulla neve. Non aveva fatto niente, non aveva detto niente. Ascoltami. Passo tra le felci e ne sento il ruvido contatto, passo tra felci secche e luoghi che mi amavano. Non sono più nessuno, non sono più un’ombra, sono una persona, sono nato e non mi piace il mondo, non mi piace la luce, fatemi tornare indietro. Ascoltami. Sono dentro di me, sono dentro di te, sono in fondo, in un posto comodo. Sono brace nel buio, sono acqua che scorre in un tubo, sono l’ultimo anello del tronco, sono un sasso e dentro il sasso io vivo. Ascoltami. C’era un disegno su quella pietra, disegno di gente morta, non ci sono più quelle mani e quegli occhi. C’era un disegno e nessuno l’ha cancellato, nessuno lo può cancellare. Il mondo siamo noi che leggiamo i disegni rimasti, la vita è scoprire rovine, muschio che cresce all’ombra e sui mattoni, è uno starnuto, uno schiocco, un lampo di vetro su un monte lontano, una finestra che si apre, aria che entra e chissà. Ascoltami. Rispondimi. Parla con me, e di me, egoista come l’albero che cresce solo, io che lo sono, io che non sono altro. Parla di quello che vedi, dentro sono verde, o azzurro? Rispondimi. Ascoltami. Parla con me. Raccontami. Scrivi una favola, voglio fare il lupo e il principe, e il castello. Voglio essere tutto, voglio mangiarmi ed uccidermi, sposarmi e vivere felice e contento. Voglio essere la volpe, e la luna che gli illumina il passo. Voglio essere il drago, e la spada che lo uccide. Voglio mettere radici in te, così profonde, che nessun vento mi possa strappare. E ogni foglia o lacrima che mi cade, per autunno o stanchezza, voglio che si appoggi su di te, voglio che sia leggera, voglio che sia tua.